Io sono una grande fan dell’aperitivo ma sono pure una grande fan della cena fatta bene, e questo non vuol dire frequentare esclusivamente ristoranti stellati, può essere tranquillamente un cena al pub. Quindi dopo aver fatto un aperitivo come si deve, che per me vuol dire godendomi un paio di calici di buon vino, vado a cena fuori, quando posso, al limite una volta in meno ma amo farlo bene, diversamente mangio a casa.

Da questo si capisce che non amo particolarmente l’apericena, anzi proprio non lo tollero, tanto che se capito in un locale dove ne fanno uso e abuso mi ne tengo ben distante, mi posiziono nel posto più lontano possibile dal banco dove sono esposti “gli aiuti umanitari”. Sarò forse antica, anche se credo di essere solo una che sa mangiare e sa bere.

Quindi vi dirò cosa penso dell’apericena.

Apericena, già dal nome capiamo che siamo nell’era gender del cibo, nell’epoca degli incroci applicata alla ristorazione, l’apericena, infatti, non ha un genere chiaro e definito è un ibrido fra aperitivo e cena. Peccato che non può essere certo il consumatore a guadagnarci, non può essere colui che si avventa a mani basse sul cibo come fosse reduce da un mese all’isola dei famosi ad avere la meglio sul conto, considerato il fatto che gli apericena non si tengo alla Caritas. Gli esercenti avveduti, e quelli non avveduti lo capiranno ben presto, devono far quadrare i conti e quindi con uno spritz da 5,00 euro non puoi mangiare per il doppio.
Perciò quell’aperitivo servito insieme a una ricca serie di stuzzichini e assaggi di piatti differenti, salati e dolci, che può essere consumato al posto della cena (fonte Treccani) non può essere qualcosa di tanto vantaggioso per il cliente da mandare i conti in rosso del locale in questione.

Quelli che ritengono il rito della cena al ristorante estinto, quelli che reputano moderno, trendy l’apericena, sono quelli che, a mio avviso non sanno né bere, né mangiare.

Comunque andiamo avanti e tentiamo di capire e magari scoprire che mi sbaglio.

L’aperitivo tradizionale con un buon calice di vino e un cicchetto o con qualche oliva di accompagnamento, quel momento transitorio tra il lavoro e la cena, quel momento che se vuoi ti prepara al pasto, dove puoi conversare amabilmente seduto a un tavolo senza preoccuparti di nulla perché c’è il cameriere che si occupa di te, ma anche una cosa più easy cioè stare in piedi con il tuo calice e accompagnato dal tuo stuzzichino appoggiato al banco, quel momento è andato… Ma non mi dite!

La cena tradizionale quel momento dove poter degustare con compiaciuta soddisfazione le pietanze scelte dal menu, quel momento dove lì seduto a quel tavolo il tempo da dedicare alla conversazione è pari a quello dedicato alla cena, anzi si intrinsecano perché una cosa non esclude l’altra anzi la incoraggia, quel momento andato… Ma non mi dite!

Tutto questo andato in favore del moderno rito dell’apericena, dove orde di giovani e non solo – e il problema è il non solo perché i giovani, al limite, sarebbero giustificati – recuperato il piattino di plastica, si avventano in modo non troppo elegante, anzi diciamo pure senza ritegno né dignità, talvolta pure sgomitando, sul bancone che espone vassoi stracolmi di vivande che nemmeno il buffet di un matrimonio nel meridione, compiendo razzie piratesche.
In quel momento frenetico, l’italiano medio frequentatore di apericene, perché è l’italiano medio il frequentatore di apericene ci tengo a sottolineare, se ne sbatte altamente del sorseggiare con tranquillità il suo vino da meditazione, non sa nemmeno cosa significhi: sorseggiare e meditare, lui ha pagato un paio di spritz e perciò ha diritto di sfamarsi “all inclusive” come non ci fosse un domani, poco importa che i vassoi contengano prelibatezze, cibi freschi, a chilometro zero (difficilmente) o avanzi conservati sotto zero, patatine palpeggiate da chiunque, fritture scadenti, pizza rinvenuta, nessuno si preoccuperà di verificare la qualità dei prodotti offerti e soffermarsi a pensare: ma ne vale davvero la pena? No, certo che no, perché c’è un piatto da riempire e vassoi stracolmi di cibo dai quali attingere.
E basta pensare alla libertà di poter prendere tutto ciò che si vuole, di riempirsi la pancia senza dover dipendere da un cameriere che annoterà tutto quello che ti viene somministrato, basta questa illusione di poter fare un affare consumando ogni sorta di ben di Dio a rendere anche il più corretto tra i consumatori in una bestia primordiale.
Perché? Perché tanto, ho pagato…

Si certo hai pagato (da bere) e ovviamente in quel bere può essere incluso qualche stuzzichino ma non un banchetto di nozze. E quindi l’apericena non è altro che un modo astuto che fa leva sui nostri istinti atavici di accaparramento del cibo per fare cassa rimettendo in circolo gli avanzi del giorno prima e cibo di discutibile qualità.

Dimostratemi il contrario!

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  1. Hai fatto notare una dura realtà: quante volte avrò visto bar servire negli apericena gli avanzi del pranzo prima? Di recente ho visto un bar servire dei bicchierini besciamella con sugo sopra. Avanzo delle lasagne del giorno prima.

    Io personalmente amo gli aperitivi ma tendo a scegliere molto bene i luoghi in cui andare. Io vivo in Valle d’Aosta e i miei preferiti sono quelli in cui servono salumi e formaggi del posto!

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  2. Un punto di vista molto schietto e diretto, senza mezzi termini! 😄 È vero, molti locali cavalcano l’onda e propongono buffet alquanto discutibili, che definirli “cena” è a dir poco esagerato. Per gli amanti dell’«apericena», ci potrebbero essere delle alternative. Per esempio, ci si organizza fra amici, dandosi appuntamento in un ristorante/osteria/ecc. (adatto allo scopo), si comincia aperitivando e poi, via via che trascorre la serata, si ordina del cibo “condiviso”, “fingerfood” o qualsiasi cosa offra il locale (quindi non patatine, fritturine e simili). È un po’ quello che avviene alle feste di laurea (quelle serie), dove si beve in allegria mentre il locale serve cibarie “da ristorante”, sostanziose, raffinate e degne di una cena, anzi, Apericena. 🙂

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  3. Ciao Madamoiselle! Eccomi…fan dell’apericena! Non vorrei dilungarmi quindi prendo spunto qua e là dalle tue affermazioni e ti dico la mia 🙂 ps.amo la buona cucina!
    1. Vino + cena = ormai un’opzione per chi ha un buon budget a disposizione, o esce raramente. Per chi ha bisogno di risparmiare, studia, è squattrinato… o ha tanti amici… l’apericena permette di stare in compagnia, cenare e non spendere troppo…
    2. Ci sono apericena di qualità così come pessimi ristoranti… mio papà che per il suo lavoro ha visto molte cucine (anche di ristoranti eccellenti) dall’interno, mi ha raccontato cose da far voltare lo stomaco, che chi è al tavolo non sospetterebbe mai… quindi non dare mai nulla per scontato nella ristorazione 😉
    3. L’apericena è dinamico, molto più gradevole e informale soprattutto quando tutte le persone non si conoscono tra di loro.. il ristorante appiattisce l’atmosfera e allontana le persone
    4. Una cosa non esclude l’altra… chi fa un apericena una sera, magari quella dopo è in un ristorante rinomato…
    5. se hai un compagno (come me!) che non ama il vino, certe opzioni si escludono da sole 😀

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    • Grazie del commento Nicoletta. Ho un compagno che ha un’enoteca e che, anche se a fatica, ha scelto una determinata strada prediligendo la qualità alla quantità (cosa ampiamente riconosciutagli) e ti assicuro che non paga come dovrebbe, scelta data anche dalla sua esperienza nella ristorazione stellata o comunque sempre ad alti livelli. Ce l’ho un po’ con l’apericena in quanto da “addetta” ai lavori ho modo di appurare che, molto spesso, tanta gente convinta di avere palato, ma in realtà un palato non allenato, e che frequenta solo un certo tipo di locali, quindi è difficile fare esperienza, “allenare il palato”, che viene anche con il tempo e con la maturità (io ho 45 anni) addita quelli che offrono un certo tipo di qualità come “cari”, conoscendo costi e sistemi del settore, ti assicuro che è esattamente il contrario.
      Sono d’accordissimo con te che una cosa non esclude l’altra, vivo in Veneto terra di gente che ama più l’aperitivo della cena, sono certa che c’è chi fa un’ottima offerta ma la massa “cavalca l’onda” perché i conti devono tornare. Sta in ognuno (consumatori) di noi valutare con consapevolezza.

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  4. Sarò sincera, avendo lavorato e anche sostato per anni nei locali posso tranquillamente dirti che ho visto quello che tu racconti tante volte. Compresa la maleducazione, le pretese fuori controllo, proprietari che mettevano robaccia da mangiare etcc… al contrario ho visto e lavorato per posti dove l’apericena era un rito e preso molto sul serio. Qualità al primo.posto. li era un piacere lavorare e fare l’aperitivo. Il nome apericena è odioso.

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  5. Mi trovi perfettamente d’accordo con le tue parole, e sono contentissima di aver trovato un articolo che parla di questo mito spaventoso degli apericena! Anche io sono un’amante della buona tavola, delle cene al ristorante, del cibo local e di qualità, e dell’arte del vino (se vogliamo chiamarla così). Di conseguenza, proprio come te, odio quando mi propongono con entusiasmo gli apericena!! A meno che non sia un contesto particolare, per esempio un buffet di proposte particolari o che si possano provare drink diversi dal solito, li evito come la peste… molto meglio una bella cenetta, magari appunto una volta in meno, ma di qualità!

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    • Grazie Valentina è un piacere trovare chi la pensa come te soprattutto quando l’opinione non è a favore di queste abitudini di “gran moda” che incantano la massa. Ovviamente io mi riferisco ai casi limite, non ai servizi a buffet in generale o agli aperitivi (con proposta di vino e cibo) di qualità.

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  6. Anche io non sono una fan dell’aperiena, o meglio, diciamola proprio tutta, non amo l’imbastardimento dell’aperitivo che si vive soprattutto nelle grandi città del centro nord. In Puglia si va in un locale, si beve vino e si possono mangiare tapas tipiche, bocconcini di specialità locali, persino pesce appena pescato, che di certo non allontanano da una cena “normale” uno stomaco feroce come quello del mio compagno ma che saziano me alla perfezione.
    Non mi mettete davanti quanto segue: patatine, olivedelcazzo (a meno che non siano quelle condite con le ricette regionali), piatti di carta (che non li usavo nemmeno quando ero boy-scout, figurati ora), pizzette del giorno prima, olive ascolane o mozzarelle congelate e fritte.
    Sì a tapas con pane fresco, verdure di stagione a mo’ di finger food, insomma cose saporite che giustifichino il fatto che voglio bere bene e mangiare poco perché con poco mi sazio.

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    • Sabrina grazie per le tue parole che hanno saputo spiegare meglio delle mie quello che intendevo, in particolare, con quell”’imbastardimento dell’aperitivo che si vive soprattutto nelle grandi città del centro nord” abbiamo colto appieno il senso.

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  7. Certo, anche io non sono una grande fan di apericena (preferisco osterie o ristoranti), ma a volte come un’alternativa scegliamo con gli amici un’apericena con buffet illimitato e abbondante a base di verdure, dai cous cous alle insalate 🙂

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  8. Mentre ti leggevo rivedevo alcune serate con gli amici, all’uscita dal lavoro, poi mi sono resa conto che ancor prima di me lo facevano i miei “vecchi”, con quella che qui è famosa: la merenda cinoira! Qui in effetti non è il bicchiere di vino o lo spritz ma la caraffa del vino della casa, con stuzzichini fantastici, con un costo che di poco superiore.. provala una volta e poi fammi sapere ok?

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    • Guarda mentre scrivevo pensavo, sarò sicuramente fraintesa…. io non ho nulla in contrario all’aperitivo (abbiamo un’enoteca quindi vedi tu) ce l’ho con quei locali e con quei clienti che ne approfittano e lo rendono un momento terribile per nulla conviviale ma solo “arraffatorio”, gli apertivi tradizionali con vino in caraffa, bottiglia, bicchiere, con prodotti tipici, eccetera sono i miei preferiti dove si ride, si scherza si mangia e si beve, non mi riferivo assolutamente a quelli anche quando vengono chiamati apericena.

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About Mademoiselle Champagne

Sono Sabina, una ragazza che ha "scavallato i quaranta" e che dopo vent’anni passati a occuparmi di diritto societario in tacco 12, ho cambiato decisamente vita. Ora, al diritto societario, preferisco il diritto creativo e al tacco 12 le Birkenstock. Mi dedico alla scrittura, alla fotografia e a quasi tutta l’arte, e ovviamente, al vino. Amo viaggiare in particolar modo nel vecchio continente e aspiro a diventare viaggiatrice a tempo pieno nonché a vivere in qualche angolo della costa francese, magari scrivendo romanzi. Autrice del romanzo L'amore a colpi di Champagne.

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LIFESTYLE

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