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Trieste letteraria: itinerario nei luoghi di Joyce, Svevo e Saba

Palazzo Gopcevich, Trieste eclettica

Trieste è una città che si può leggere come un libro.

Le tracce della sua storia letteraria compaiono quasi all’improvviso mentre si cammina: una targa sulla facciata di un palazzo, una statua che sembra confondersi tra i passanti, una libreria rimasta quasi immutata nel tempo, un caffè dove fermarsi o una pasticceria frequentata più di un secolo fa da uno degli scrittori più importanti del Novecento.

Non è un caso che proprio qui abbiano vissuto e scritto Italo Svevo, Umberto Saba e James Joyce.

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento Trieste era il grande porto dell’Impero austro-ungarico, una città di commercianti e marinai, ma soprattutto un crocevia di lingue, religioni e culture. Italiani, sloveni, austriaci, greci, serbi, ebrei e persone provenienti da ogni parte d’Europa vivevano e lavoravano fianco a fianco.

Una città di frontiera, sospesa tra Mediterraneo e Mitteleuropa, nella quale identità diverse convivevano e talvolta si scontravano.

Forse proprio per questo Trieste diventò un terreno straordinariamente fertile per la letteratura.

Oggi possiamo ripercorrere quella storia semplicemente camminando per la città.

Museo LETS: dove comincia la Trieste letteraria

Un buon punto di partenza è Piazza Hortis, dove si trova il Museo LETS – Letteratura Trieste.

Ve ne ho già parlato nel mio itinerario dedicato a cosa vedere a Trieste e quindi non mi dilungherò sul museo. Vale però la pena iniziare da qui perché LETS riunisce oggi i percorsi museali dedicati a Italo Svevo, James Joyce e Umberto Saba, insieme a un racconto più ampio della straordinaria tradizione letteraria della città.

Fotografie, libri, manoscritti e documenti raccontano gli scrittori, ma soprattutto il loro rapporto con Trieste.

Una storia che, una volta usciti dal museo, continua nelle strade.

E appena fuori incontriamo già uno dei nostri protagonisti.

Italo Svevo ci aspetta in Piazza Hortis

Davanti alla Biblioteca Civica Hortis passeggia un signore in bronzo con cappello e libro in mano.

È Italo Svevo, raffigurato come un normale passante diretto verso la biblioteca.

È una delle cose che più mi piacciono delle statue dedicate agli scrittori sparse per Trieste: non sono monumenti solenni collocati sopra grandi piedistalli. Joyce, Svevo e Saba sono a grandezza naturale e sembrano ancora camminare per la loro città.

Svevo, del resto, frequentava davvero la Biblioteca Hortis.

Allora era ancora Ettore Schmitz, impiegato presso la filiale triestina della viennese Banca Union, e la biblioteca gli permetteva di leggere senza incidere troppo sul modesto stipendio.

Statua Italo Svevo, Trieste

Italo Svevo, uno scrittore profondamente triestino

A differenza di Joyce, Svevo nacque a Trieste, nel 1861, in una famiglia della borghesia ebraica.

Il suo vero nome era Aron Hector Schmitz, Ettore per la famiglia, e persino lo pseudonimo scelto per pubblicare racconta qualcosa della particolare identità della sua città: Italo Svevo, italiano e tedesco insieme.

La sua non fu la vita appartata dello scrittore professionista. Lavorò per molti anni in banca e successivamente entrò nell’azienda della famiglia della moglie Livia Veneziani, produttrice di vernici per navi.

Gli affari lo portarono spesso in Inghilterra.

E proprio la necessità di migliorare il suo inglese avrebbe provocato uno degli incontri più fortunati della letteratura europea.

Il suo insegnante si chiamava James Joyce.

James Joyce: come finì un irlandese a Trieste?

La storia triestina di Joyce merita di cominciare dall’inizio, perché il suo arrivo in città fu tutt’altro che tranquillo.

Nel 1904 il ventiduenne James Joyce lasciò l’Irlanda insieme alla compagna Nora Barnacle. Erano diretti a Zurigo, dove Joyce pensava di aver trovato lavoro come insegnante d’inglese alla Berlitz School.

Il posto però non era disponibile e i due furono indirizzati verso Trieste.

Dopo essere scesi per errore a Lubiana ed avervi trascorso una notte all’addiaccio, arrivarono finalmente a Trieste il 20 ottobre 1904.

Joyce lasciò Nora ad aspettarlo su una panchina nei giardini davanti alla stazione mentre andava alla ricerca di una sistemazione.

Poco dopo si trovò coinvolto in una vicenda con tre marinai inglesi, disertori e ubriachi. Joyce si offrì di fare loro da interprete e finì arrestato insieme a loro. Il console britannico dovette intervenire per farlo rilasciare.

Il giorno seguente arrivò un’altra sorpresa: neppure alla Berlitz di Trieste c’era il posto promesso. Joyce e Nora furono così mandati alla filiale di Pola.

L’inizio del suo rapporto con Trieste, insomma, non lasciava certo presagire una grande storia d’amore.

E invece Joyce sarebbe tornato.

«La nostra bella Trieste»

James e Nora rientrarono a Trieste nei primi mesi del 1905 e la città diventò uno dei luoghi fondamentali della vita dello scrittore.

Qui nacquero i figli Giorgio e Lucia; qui Joyce insegnò inglese, scrisse per Il Piccolo della Sera, tenne conferenze, progettò improbabili iniziative imprenditoriali e incontrò alcune delle persone che avrebbero segnato la sua vita.

A Trieste lavorò a Gente di Dublino, Ritratto dell’artista da giovane, Giacomo Joyce ed Esuli e cominciò a comporre i primi episodi dell’Ulisse. La guerra costrinse la famiglia a lasciare la città nel 1915; Joyce tornò ancora a Trieste nel 1919 prima di partire definitivamente l’anno successivo.

Dublino sarebbe rimasta la città dei suoi libri.

Ma una parte fondamentale dello scrittore che conosciamo nacque a Trieste.

Le tante case di James Joyce a Trieste

Seguendo le targhe dedicate a Joyce per le strade di Trieste si potrebbe avere l’impressione che lo scrittore abbia abitato praticamente ovunque.

E non è poi così lontano dalla verità.

Durante gli anni triestini Joyce e la sua famiglia cambiarono casa dieci volte. Le difficoltà economiche ebbero certamente un peso: il LETS racconta senza troppi giri di parole di soldi che mancavano e persino di sfratti. Ma i continui cambi di indirizzo dipendevano anche dalle variazioni nella composizione della famiglia e non erano così insoliti nella Trieste dell’epoca.

Gran parte della piccola e media borghesia viveva infatti in affitto e la città aveva addirittura due tradizionali giorni dedicati ai traslochi, il 24 febbraio e il 24 agosto, quando venivano rinnovate molte locazioni. In quelle giornate le strade si riempivano di carri, facchini e masserizie.

A questo si aggiunse la movimentata famiglia Joyce: a Trieste nacquero Giorgio e Lucia e James venne raggiunto nel tempo dal fratello Stanislaus e dalle sorelle Eva ed Eileen.

Così oggi le targhe sulle facciate dei palazzi compongono quasi un itinerario nell’itinerario.

E una delle più interessanti si trova in via San Nicolò.

Via San Nicolò: Joyce e Saba nello stesso palazzo

Al 30 di via San Nicolò Joyce abitò con Nora e il piccolo Giorgio.

E qui si verifica una di quelle coincidenze che rendono così particolare la Trieste letteraria.

Sulla stessa facciata compare infatti anche il nome di Umberto Saba.

Al piano terra si trova la celebre Libreria Antiquaria che il poeta acquistò nel 1919.

Durante una delle mie passeggiate per Trieste avevo fotografato proprio le targhe dedicate ai due scrittori. Ripensandoci oggi, quell’immagine racconta perfettamente quanto le loro storie siano intrecciate nella città.

James Joyce, targa abitazione

La Libreria Antiquaria Umberto Saba

La Libreria Antiquaria Umberto Saba è uno dei luoghi che non possono mancare in un itinerario nella Trieste letteraria.

Saba la acquistò nel 1919 e quella piccola bottega piena di libri divenne per decenni il suo luogo di lavoro e uno dei punti di riferimento della vita culturale cittadina.

Saba non era soltanto poeta: era anche libraio antiquario.

Ed è proprio questa dimensione quotidiana che rende la libreria così affascinante. Non è un luogo creato successivamente per ricordare uno scrittore: Saba lavorava davvero qui, circondato dai suoi libri.

Oggi la libreria continua a esistere e permette di entrare fisicamente in uno dei luoghi più autentici della letteratura triestina.

Di fronte si trovava anche il Caffè-latteria da Walter, dove Saba faceva le sue pause durante la giornata.

La Trieste letteraria che preferisco è forse proprio questa: non quella dei grandi monumenti, ma quella fatta di libri, caffè e piccole abitudini.

Libreria Antiquaria Umberto Saba

Umberto Saba e la sua città

Anche Umberto Saba, nato Umberto Poli nel 1883, era triestino.

Nacque nel vecchio ghetto ebraico e Trieste sarebbe rimasta una presenza continua nella sua poesia: le strade, il porto, le salite, il mare e soprattutto la gente comune.

La sua statua si trova poco distante dalla libreria, all’incrocio tra via Dante e via San Nicolò.

Anche Saba è rappresentato mentre cammina.

Ed è facile immaginare che stia semplicemente tornando verso il suo negozio di libri.

Statua Umberto Saba

Joyce e Svevo: una lezione d’inglese che cambiò due scrittori

Torniamo a Joyce.

Nel 1907 Italo Svevo aveva bisogno di migliorare il proprio inglese per seguire gli affari dell’azienda dei suoceri, la famiglia Veneziani, e prese lezioni dal giovane irlandese.

All’epoca nessuno dei due era uno scrittore affermato.

Svevo, a 45 anni, aveva praticamente smesso di scrivere dopo l’insuccesso di Senilità; Joyce ne aveva 25, insegnava inglese e combatteva ancora per riuscire a pubblicare Gente di Dublino.

La differenza d’età e di condizione sociale non impedì ai due di diventare amici.

Cominciarono a leggersi reciprocamente i propri lavori. Joyce rimase entusiasta di Senilità; Svevo fu profondamente colpito da I morti, il racconto conclusivo di Gente di Dublino, che Joyce lesse a lui e alla moglie Livia nel settembre del 1907.

Negli anni successivi Joyce contribuì a far conoscere Svevo negli ambienti letterari europei, mentre Svevo fu uno dei primi lettori capaci di comprendere la portata dell’Ulisse.

Due scrittori ancora quasi sconosciuti si erano riconosciuti reciprocamente prima che lo facesse il resto del mondo.

Ed era successo a Trieste.

Il Ponte Rosso e James Joyce

Scendendo verso il Canal Grande arriviamo al Ponte Rosso, dove James Joyce ci aspetta appoggiato al parapetto. O almeno così sembra.

Anche la sua statua è a grandezza naturale e si mescola ai passanti, quasi fosse ancora uno degli abitanti della città.

È probabilmente la più fotografata delle statue letterarie di Trieste e si trova in una zona che Joyce conosceva molto bene.

Poco distante c’è il Caffè Stella Polare, uno dei locali storici frequentati dallo scrittore, che compare anche nel mio itinerario dedicato ai caffè storici di Trieste.

Qui una sosta ci sta benissimo.

Senza dimenticare che ci aspetta ancora qualcosa di dolce.

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Statua James Joyce, Trieste
Targhe James Joyce e Italo Svevo, CAffè Stella Polare

Pasticceria Pirona, sulle tracce di Joyce

La Pasticceria Pirona è uno di quei locali che sembrano appartenere a un’altra epoca.

Boiserie, vetrine e piccoli dettagli conservano ancora l’atmosfera della Trieste elegante del primo Novecento.

Joyce la frequentava e aveva anche un’ottima ragione pratica per farlo: per un periodo abitò praticamente di fronte.

Tra il 1910 e il 1912 la famiglia Joyce visse infatti in un appartamento sopra la Farmacia Picciòla, nell’allora via della Barriera Vecchia.

È facile quindi immaginare lo scrittore attraversare la strada per entrare da Pirona.

E forse è proprio questo genere di dettaglio a rendere più concreta la sua presenza in città: non soltanto lo scrittore dell’Ulisse, ma un uomo che abitava in un appartamento, aveva problemi di soldi, cambiava continuamente casa e aveva la sua pasticceria preferita.

Pasticceria Pirona, Trieste

Una curiosa coincidenza durante uno dei miei soggiorni

Il mio legame con questa storia è nato quasi per caso.

Durante uno dei miei soggiorni a Trieste ho dormito alla Fermata del Viandante, in un palazzo ottocentesco nei pressi di Piazza Goldoni legato anch’esso alla storia di Joyce.

L’ho scoperto soltanto una volta arrivata, grazie alle indicazioni presenti sul posto.

Il palazzo apparteneva alla famiglia Sordina, una delle famiglie con le quali Joyce entrò in contatto attraverso la sua attività di insegnante d’inglese: tra i suoi allievi triestini viene infatti ricordato anche un conte Sordina.

Una piccola coincidenza che mi fece cominciare a prestare maggiore attenzione alle tante tracce letterarie disseminate per la città.

Da quel momento Joyce sembrava comparire un po’ ovunque: sulle facciate delle case, davanti a Pirona, nei caffè e naturalmente sul Ponte Rosso.

Cavana: dalla Trieste di Joyce ai locali di oggi

La Cavana che incontriamo oggi è molto diversa da quella conosciuta da James Joyce.

È una delle zone che preferisco di Trieste, vivace soprattutto la sera, con piccoli ristoranti, locali ed enoteche interessanti che occupano le strade e le piazzette della Città Vecchia.

All’inizio del Novecento, però, il volto del quartiere era decisamente diverso.

Vicino al porto, Cavana era un dedalo di vicoli popolari, taverne e case di tolleranza che Joyce conosceva e frequentava.

È un lato decisamente meno elegante della Trieste letteraria, ma anche uno dei più interessanti perché ci mostra quanto Joyce osservasse e assorbisse la città intorno a lui.

Oggi alcune installazioni luminose sparse nei vicoli ricordano proprio il passaggio dello scrittore e la vecchia vita notturna del quartiere.

Cavana è cambiata completamente eppure continua a essere un luogo di incontro, di locali e di vita serale.

In fondo, forse, non tutto è cambiato.

Cavana, Trieste

Il Tergesteo e la Trieste di Svevo

Se il Tergesteo non è entrato nella mia selezione dei palazzi più belli di Trieste, nella storia letteraria della città si prende una piccola rivincita.

Qui aveva sede la filiale triestina della Banca Union presso la quale Ettore Schmitz lavorò per quasi vent’anni.

E il luogo finì inevitabilmente per entrare anche nella sua letteratura.

Nella Coscienza di Zeno è proprio al Tergesteo che Zeno incontra Giovanni Malfenti, destinato a diventare suo suocero.

E non è l’unico luogo reale della città che entra nei libri di Svevo.

Il Teatro Verdi, il Giardino Pubblico, l’allora via dell’Acquedotto, oggi Viale XX Settembre, e molte altre strade percorse quotidianamente dallo scrittore diventano parte dei suoi romanzi.

Con Svevo, quindi, non stiamo semplicemente cercando le case in cui visse.

Stiamo camminando dentro i suoi libri.

Piazza della Borsa: il Tergesteo e la Borsa vecchia

I caffè degli scrittori

Naturalmente non possiamo parlare della Trieste letteraria senza tornare nei suoi caffè.

Il Caffè San Marco è probabilmente il più emblematico. Nel corso del Novecento divenne uno dei grandi luoghi di incontro degli intellettuali cittadini e ancora oggi conserva un rapporto particolare con i libri e la letteratura.

Non ripercorro qui tutti i locali perché ai caffè storici di Trieste ho già dedicato un articolo.

Ma almeno una sosta durante questo itinerario è quasi obbligatoria.

A Trieste il caffè non è mai stato soltanto qualcosa da bere. Per decenni questi locali sono stati salotti, luoghi nei quali leggere i giornali, discutere, scrivere e incontrarsi.

Forse è anche per questo che letteratura e città qui sembrano ancora così vicine.

Caffè San Marco – Trieste

Non soltanto Joyce, Svevo e Saba

Naturalmente la storia letteraria di Trieste non finisce con loro.

Ci sono Scipio Slataper, che raccontò Trieste e soprattutto il Carso, i fratelli Giani e Carlo Stuparich, Fulvio Tomizza, scrittore di frontiera per eccellenza, e Srečko Kosovel, poeta sloveno profondamente legato al paesaggio carsico.

E poi c’è Rainer Maria Rilke.

Rilke non era triestino, ma il suo rapporto con questo territorio ci porta appena fuori città, verso Duino, dove soggiornò ospite della principessa Marie von Thurn und Taxis e dove nacquero le celebri Elegie duinesi.

Oggi il sentiero panoramico che corre sulle falesie tra Sistiana e Duino porta il suo nome.

A questi nomi si può aggiungere anche Gabriele d’Annunzio, legato a Trieste soprattutto sul piano storico e simbolico più che strettamente biografico-letterario. Oggi una sua statua siede in Piazza della Borsa, nel cuore della città.

Non trasformerei però questo itinerario in un’enciclopedia degli scrittori passati da Trieste. Questi nomi servono soprattutto a comprendere qualcosa di più grande.

Trieste non ha soltanto prodotto scrittori. Li ha anche attirati.

La sua posizione geografica, la convivenza di lingue e culture diverse, il porto, l’Impero austro-ungarico, la comunità ebraica, il mondo sloveno e quello italiano crearono un ambiente culturale difficilmente replicabile altrove.

Ed è probabilmente questa la risposta alla domanda dalla quale siamo partiti.

Statua Gabriele d’Annunzio, Trieste

Perché proprio Trieste?

Trieste, una città da leggere camminando

Alla fine di questo itinerario si comprende perché definire Trieste una città letteraria non sia soltanto un’etichetta turistica.

Qui gli scrittori sono ancora nelle strade.

Joyce attraversa il Ponte Rosso, Svevo cammina verso la Biblioteca Hortis, Saba torna alla sua libreria.

Le targhe sulle facciate indicano le case in cui hanno vissuto, i caffè conservano il ricordo delle loro frequentazioni e alcuni dei luoghi descritti nei romanzi continuano a far parte della vita quotidiana della città.

Ed è forse questo l’aspetto che mi piace di più: Trieste non ha confinato i suoi scrittori dentro un museo.

Il museo esiste ed è un ottimo punto da cui cominciare.

Ma poi bisogna uscire.

Camminare lungo il Canal Grande, entrare in via San Nicolò, fermarsi davanti alla Libreria Saba, bere un caffè, attraversare Cavana, cercare una targa sulla facciata di un vecchio palazzo e magari entrare da Pirona per qualcosa di dolce.

Perché forse il modo migliore per scoprire la Trieste letteraria è proprio questo: leggerla lentamente, una strada alla volta.

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