Trieste è una città da scoprire con il naso all’insù.
Vi ho già raccontato cosa vedere a Trieste in due giorni e vi ho accompagnato alla scoperta dei suoi caffè storici, ma c’è un altro modo per conoscere questa città che amo particolarmente: camminare senza fretta per le sue strade osservando i palazzi.
Perché Trieste non è soltanto il mare, Piazza Unità d’Italia o il Canal Grande. È una città fatta di facciate eleganti, balconi in ferro battuto, decorazioni floreali, statue, mosaici e grandi edifici che raccontano ancora oggi il suo passato mitteleuropeo.
Tra il Settecento e i primi decenni del Novecento, negli anni in cui Trieste cresceva come grande porto dell’Impero asburgico, la città cambiò profondamente volto. Il Borgo Teresiano si sviluppò oltre il nucleo più antico, arrivarono mercanti e imprenditori da diversi Paesi d’Europa e nuove strade e nuovi palazzi ridisegnarono la città.
È forse proprio questa storia a rendere Trieste così diversa dalle altre città italiane.
Passeggiando per il centro si incontrano edifici neoclassici, palazzi eclettici, suggestioni viennesi e magnifiche testimonianze Liberty. Non serve essere appassionati di architettura per accorgersene.
Basta camminare lentamente e, ogni tanto, alzare lo sguardo.
La Trieste mitteleuropea raccontata dai suoi palazzi
Per capire l’architettura di Trieste bisogna partire dalla sua storia.
Con l’istituzione del porto franco nel Settecento, la città divenne uno dei principali sbocchi commerciali dell’Impero asburgico e attirò mercanti, armatori e imprenditori provenienti da mondi e culture differenti.
Italiani, austriaci, greci, sloveni, serbi ed ebrei contribuirono a creare quella città cosmopolita che ancora oggi riconosciamo passeggiando tra le sue strade.
La ricchezza prodotta dai commerci si tradusse anche nella costruzione di nuove dimore, sedi commerciali e palazzi di rappresentanza. Per questo l’architettura triestina è un continuo incontro di stili: il rigore del Neoclassicismo, l’esuberanza dell’Eclettismo, le influenze della Secessione viennese e infine le linee sinuose del Liberty.
Più che seguire un unico itinerario, vi consiglio quindi di considerare questi palazzi come tappe di una lunga passeggiata attraverso Trieste.
I palazzi Liberty più belli di Trieste
Il Liberty arrivò a Trieste tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, quando la città faceva ancora parte dell’Impero austro-ungarico.
È lo stile delle linee sinuose, delle decorazioni ispirate alla natura, dei fiori, delle figure femminili e dei ferri battuti. A Trieste assunse caratteristiche particolari anche per la vicinanza culturale con Vienna e con la Secessione.
Curiosamente, all’epoca anche l’architettura poteva diventare una questione politica. Una parte della città guardava all’Italia e considerava con diffidenza le nuove tendenze provenienti dal mondo austro-ungarico; un’altra guardava invece verso Vienna e alle innovazioni artistiche che stavano attraversando l’Europa centrale.
Molti edifici Liberty triestini sono residenziali e si trovano fuori dalle strade più frequentate dai turisti. Ed è proprio questo uno degli aspetti che rende interessante cercarli: vi porteranno a conoscere anche una Trieste più quotidiana.
Casa Basevi
Il mio itinerario Liberty parte da Via San Giorgio 5, poco lontano dal Museo Revoltella.
Casa Basevi è uno di quei palazzi che si possono quasi non notare se si cammina distrattamente. Occupa l’angolo della strada e la sua facciata, ricchissima di particolari, merita invece una sosta.
Fu realizzata nel 1903 dall’architetto Eugenio Geiringer per Giuseppe Basevi, esponente dell’imprenditoria cittadina. I piani inferiori ospitavano gli uffici della sua società, mentre quelli superiori erano destinati ad abitazione.
Ghirlande floreali, fregi vegetali e medaglioni decorano la facciata, mentre anche i ferri dei balconi e del piccolo cancello d’ingresso partecipano al disegno Liberty dell’edificio.
È il primo invito ad alzare lo sguardo.

Casa dei Mascheroni
Per raggiungere Casa dei Mascheroni, in Via Tigor 12, bisogna allontanarsi un po’ dagli itinerari più battuti.
Ed è proprio qui che si nasconde uno dei palazzi Liberty che più mi hanno incuriosita durante le mie passeggiate triestine.
Il vero spettacolo non è soltanto sulla facciata, ma oltre il cancello in ferro battuto. Ci sono passata molte volte e in un paio di occasioni ho incontrato persone gentilissime che mi hanno permesso di entrare nell’androne per osservarne e fotografarne i particolari.
È uno di quei piccoli incontri che rendono più bello un viaggio e che difficilmente si dimenticano.

Casa Bartoli
Nel cuore di Trieste, in Piazza della Borsa, dove si trova una delle architetture Liberty più conosciute della città: Casa Bartoli, chiamata anche Casa Verde.
Realizzata su progetto di Max Fabiani nei primi anni del Novecento, è immediatamente riconoscibile per il colore della facciata, i balconi in ferro e soprattutto per le decorazioni naturalistiche che scendono tra le finestre come una cascata di foglie.
I piani inferiori furono progettati fin dall’origine per ospitare grandi spazi commerciali, mentre l’organizzazione dell’edificio rivela già quell’attenzione alla funzionalità che caratterizzava la nuova architettura mitteleuropea.
Casa Bartoli è uno degli edifici che meglio raccontano l’incontro tra il Liberty e le suggestioni provenienti dalla Vienna di inizio Novecento.

Casa Terni-Smolars
Basta spostarsi di poco e raggiungere Via Dante Alighieri 6 per incontrare un’altro dei miei palazzi preferiti.
Casa Terni-Smolars è considerata una delle testimonianze più significative del Liberty triestino ed è legata all’architetto Romeo Depaoli.
È impossibile passare davanti alla sua facciata senza fermarsi. Le figure scolpite, le decorazioni e il movimento delle linee ne fanno uno degli edifici più scenografici di questa passeggiata.
Il nome Smolars deriva dalla storica attività commerciale che occupò gli spazi al piano terra, un nome rimasto a lungo familiare ai triestini.

Casa Polacco e Corso Italia
Rimanendo in zona, proseguiamo in Corso Italia. Qui vale ancora una volta la regola fondamentale di questa passeggiata: guardare verso l’alto.
Tra gli edifici più interessanti c’è Casa Polacco, nata dalla collaborazione tra l’architetto Romeo Depaoli e lo scultore Paolo Rathmann.
In cima alla facciata si trovano due figure femminili. Una vecchia storia triestina racconta che avrebbero le sembianze di due amanti dello scultore.
Sarà vero? Non lo so. Ma quando si parla di vecchi palazzi, un piccolo gossip d’altri tempi non guasta mai.

Palazzo Vivanti-Giberti – Cinema Ambasciatori
Continuando la passeggiata raggiungo Viale XX Settembre, una delle strade che percorro sempre volentieri quando sono a Trieste.
Qui si trova Palazzo Vivanti-Giberti, l’edificio che ospita il Cinema Ambasciatori e che fa parte dell’itinerario Liberty cittadino.
Originariamente gli spazi destinati allo spettacolo erano stati pensati per ospitare un teatro; nel corso del Novecento l’interno subì profonde trasformazioni per adattarsi alla funzione cinematografica.
Vale comunque la pena fermarsi davanti all’edificio e osservare la ricchezza delle decorazioni esterne.
Da qui il suggerimento è proseguire verso Via Giulia, dove altre facciate ricordano quanto il Liberty abbia lasciato tracce diffuse anche lontano dal cuore monumentale di Trieste.

Via Commerciale e Casa Valdoni
Bisogna spostarsi ancora un po’ per raggiungere Via Commerciale, ma la deviazione vale la pena.
Nella prima parte della strada si incontra un sorprendente concentrato di architettura Liberty: ornamenti floreali, vetri colorati, figure e decorazioni compaiono sulle facciate una dopo l’altra.
Tra gli edifici da cercare c’è Casa Valdoni, in Via Commerciale 25, inserita nell’itinerario Liberty ufficiale della città.
Ma qui, più che andare alla ricerca di una singola casa, il bello è proprio passeggiare.
È una Trieste meno monumentale rispetto a Piazza Unità, ma forse proprio per questo ancora più interessante da scoprire lentamente.

La Trieste eclettica
Se il Liberty invita a cercare i particolari, l’Eclettismo triestino ama invece stupire.
Nella seconda metà dell’Ottocento gli architetti iniziarono a combinare liberamente elementi appartenenti a epoche e tradizioni differenti: Rinascimento, architettura veneziana, suggestioni francesi e influenze provenienti dalle grandi capitali dell’Europa centrale.
A Trieste questo linguaggio trovò terreno fertile. Era perfetto per una città ricca, internazionale e desiderosa di mostrare la propria importanza.
E per cominciare non c’è luogo migliore di Piazza Unità d’Italia.
Palazzo del Municipio
Dando le spalle al mare, davanti a voi si trova il grande Palazzo del Municipio, realizzato su progetto dell’architetto Giuseppe Bruni.
La facciata è una vera commistione di linguaggi: suggestioni austro-ungariche, richiami all’architettura parigina e reminiscenze veneziane convivono nello stesso edificio.
Oggi è difficile immaginare Piazza Unità senza questo palazzo, eppure quando fu costruito i triestini non ne furono affatto entusiasti.
Lo soprannominarono cheba, “gabbia” in dialetto triestino, perché la facciata ricordava loro una gigantesca gabbia per uccelli.
In cima alla torre dell’orologio si trovano poi due personaggi molto conosciuti in città: Micheze e Jacheze, le figure in bronzo che battono le ore con i loro martelli.
Quelle che vedete oggi sulla torre sono copie: gli originali sono conservati al Castello di San Giusto per proteggerli dal deterioramento.

Palazzo del Lloyd Triestino – Palazzo della Regione
Affacciato su Piazza Unità d’Italia, il Palazzo del Lloyd Triestino, oggi sede della Regione Friuli Venezia Giulia, è uno degli edifici che meglio raccontano la potenza economica e commerciale della Trieste ottocentesca. Fu costruito tra il 1880 e il 1883 su progetto dell’architetto viennese Heinrich von Ferstel per ospitare la sede del Lloyd Austriaco, la grande compagnia di navigazione che collegava Trieste ai principali porti del Mediterraneo e dell’Oriente.
L’imponente facciata, di gusto eclettico e neorinascimentale, è scandita da colonne, finestre ad arco, balaustre e sculture allegoriche legate al mondo del mare e della navigazione. La sua monumentalità non è casuale: il palazzo doveva rappresentare il prestigio del Lloyd e, insieme, quello di una città che nell’Ottocento era diventata il grande porto dell’Impero austro-ungarico.
Osservandolo dalla piazza, soprattutto la sera quando la facciata illuminata risalta contro il cielo scuro, è facile ritrovare quella Trieste elegante, cosmopolita e mitteleuropea che costituisce il filo conduttore di questo itinerario.

Palazzo del Governo
Sempre in Piazza Unità, guardando verso il mare sulla destra, è impossibile non notare il Palazzo del Governo.
Fu costruito tra il 1901 e il 1905 su progetto dell’architetto viennese Emil Artmann e unisce richiami rinascimentali alle influenze della Secessione viennese.
Ciò che cattura immediatamente l’attenzione sono soprattutto i mosaici che decorano la facciata.
Se potete, tornate a guardarlo verso il tramonto. Quando la luce raggiunge le decorazioni, il palazzo sembra cambiare colore e diventa ancora più scenografico.
Pensare che all’inizio del Novecento davanti all’edificio esisteva un giardino e che Piazza Unità era attraversata dal tram rende ancora più evidente quanto Trieste sia cambiata nel corso di poco più di un secolo.

Palazzo Gopcevich
Lasciata Piazza Unità, magari dopo una sosta in uno dei caffè storici di Trieste, raggiungete il Canal Grande.
Qui si trova Palazzo Gopcevich, impossibile da confondere con qualsiasi altro edificio della zona.
Fu realizzato nel 1850 dall’architetto Giovanni Berlam per l’armatore serbo Spiridione Gopcevich e rappresenta una delle più interessanti eccezioni al gusto neoclassico che dominava la Trieste dell’epoca.
La facciata bianca e rossa (nella foto non appare bianco a causa della luce) richiama immediatamente l’architettura veneziana ed è arricchita da quattro figure legate alla battaglia del Kosovo del 1389, combattuta tra serbi e ottomani.
Anche questo palazzo racconta quindi qualcosa di molto più grande dell’architettura: racconta la natura cosmopolita della Trieste ottocentesca.
Oggi ospita il Civico Museo Teatrale Carlo Schmidl.

Palazzo Dreher – Borsa Nuova
A pochi passi dalla Borsa Vecchia, il Palazzo Dreher, conosciuto anche come Borsa Nuova, mostra un volto completamente diverso dell’architettura triestina. Costruito nei primi anni del Novecento su progetto degli architetti viennesi Emil Bressler e Gustav Wittrisch, nacque come edificio commerciale per la famiglia Dreher e solo successivamente divenne sede della Borsa.
La facciata curva, che segue elegantemente l’andamento della strada, è un trionfo di decorazioni, balconi in ferro battuto, rilievi e motivi scultorei. Pur appartenendo agli anni in cui il Liberty si stava ormai diffondendo in città, il palazzo conserva un’impronta decisamente eclettica, nella quale convivono richiami rinascimentali e barocchi reinterpretati con il gusto monumentale del primo Novecento.
Nel 1928 gli interni furono trasformati dall’architetto triestino Gustavo Pulitzer-Finali per accogliere la nuova sede della Borsa, da cui deriva il nome di Borsa Nuova. Il contrasto con la vicinissima Borsa Vecchia, austera e neoclassica, è particolarmente interessante: nel giro di pochi metri si possono osservare due epoche e due modi completamente diversi di rappresentare la ricchezza commerciale di Trieste.

Palazzo delle Poste
Da Piazza della Borsa mi sposto verso Via Roma fino a Piazza Vittorio Veneto, dove sorge il grande Palazzo delle Poste.
Costruito tra il 1890 e il 1894 su progetto dell’architetto viennese Friedrich Setz, è uno degli esempi più importanti di architettura eclettica legata ai grandi edifici pubblici dell’Impero austro-ungarico.
A prima vista potrebbe sembrare semplicemente uno dei tanti imponenti palazzi ottocenteschi della città. In questo caso, però, vale la pena entrare.
All’interno si apre un grande atrio dal quale parte lo scalone monumentale che conduce al vestibolo superiore.
È uno di quei luoghi in cui basta un po’ di immaginazione per ritrovarsi nella Trieste dell’Impero.
Nel palazzo ha sede anche il Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa, consiglio la visita è un’altra occasione per approfondire la storia della città e dei suoi rapporti con l’Europa centrale.

La Trieste neoclassica
Prima del Liberty e dei grandi palazzi eclettici c’era stata un’altra Trieste.
Tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento la crescita del porto e della borghesia mercantile aveva trasformato profondamente la città. Il Neoclassicismo, elegante e ordinato, divenne uno dei linguaggi preferiti per rappresentare la nuova ricchezza triestina.
È soprattutto passeggiando tra Piazza della Borsa, il Borgo Teresiano, Piazza Unità d’Italia e le Rive che questo volto della città diventa evidente.
Qui le linee sono più rigorose rispetto alle fantasie Liberty: colonne, timpani, simmetrie e richiami all’architettura dell’antichità classica raccontano la Trieste dei grandi commerci.
Palazzo della Borsa Vecchia
In Piazza della Borsa si trova uno degli esempi più evidenti del Neoclassicismo triestino.
Il Palazzo della Borsa Vecchia fu costruito all’inizio dell’Ottocento su progetto di Antonio Mollari e inaugurato nel 1806.
La facciata sembra quella di un tempio greco, con il grande colonnato dorico che rende immediatamente riconoscibile l’edificio.
Non è casuale che una costruzione tanto monumentale fosse destinata alla Borsa: nella Trieste dei commerci questo era uno dei luoghi nei quali si decidevano le sorti economiche della città.
Nel 1844 la Borsa venne trasferita nel vicino Tergesteo e il palazzo divenne sede della Camera di Commercio.

Palazzo Pitteri
Affacciato su Piazza Unità d’Italia, Palazzo Pitteri è uno degli edifici più antichi della piazza e testimonia una fase precedente rispetto ai grandi palazzi monumentali che oggi la caratterizzano. Costruito alla fine del Settecento, presenta un’elegante facciata dalle linee neoclassiche nella quale sopravvivono ancora elementi decorativi legati al gusto tardobarocco e rococò.
Più sobrio rispetto agli edifici ottocenteschi che lo circondano, rischia quasi di passare inosservato davanti alla monumentalità del Municipio o del Palazzo del Lloyd Triestino. Vale invece la pena soffermarsi sui dettagli della facciata, sulle lesene, sulle decorazioni e sul raffinato equilibrio delle proporzioni.
Palazzo Pitteri si trova accanto a Palazzo Stratti, costruito diversi decenni più tardi: osservare i due edifici uno di fianco all’altro permette di cogliere anche l’evoluzione dell’architettura della piazza. Pitteri appartiene infatti a una Trieste ancora settecentesca, mentre Stratti ci accompagna già nella città mercantile dell’Ottocento.

Palazzo Stratti
Anche Palazzo Stratti è affacciato direttamente su Piazza Unità d’Italia, e merita una piccola precisazione.
Nacque nell’Ottocento su progetto di Antonio Buttazzoni, ma venne successivamente modificato più volte fino ad assumere l’aspetto eclettico che vediamo oggi.
Il palazzo racconta quindi perfettamente l’evoluzione architettonica di Trieste: una città nella quale gli edifici stessi si sono trasformati seguendo i cambiamenti del gusto e della società.
Al piano terra si trova inoltre uno dei luoghi storici più conosciuti della città, il Caffè degli Specchi.
Ed è proprio qui che i diversi volti di Trieste sembrano incontrarsi: i grandi palazzi, i caffè, la vita culturale e quella tradizione mitteleuropea che ancora oggi rende la città così particolare.

Palazzo Carciotti
Raggiungendo le Rive incontriamo uno dei palazzi che meglio rappresentano la Trieste mercantile dell’Ottocento: Palazzo Carciotti.
Fu voluto dal ricco commerciante greco Demetrio Carciotti e costruito all’inizio del XIX secolo.
La facciata monumentale rivolta verso il mare e la grande cupola lo rendono uno degli edifici più riconoscibili del waterfront triestino.
Ma soprattutto Palazzo Carciotti racconta perfettamente l’identità della città di quegli anni: uomini provenienti da altri Paesi arrivavano a Trieste per commerciare, vi costruivano le proprie fortune e contribuivano a trasformarne il volto.
È difficile trovare un edificio che rappresenti meglio la Trieste cosmopolita nata intorno al suo porto.

Trieste, una città da guardare lentamente
Dopo aver percorso tante volte le strade di Trieste, continuo ad avere la sensazione che sia una città capace di mostrare qualcosa di nuovo a ogni visita.
Forse perché spesso guardiamo le città davanti a noi: cerchiamo una piazza, un monumento, una chiesa, il mare.
A Trieste vale la pena fare esattamente il contrario e ogni tanto fermarsi, voltarsi e guardare verso l’alto.
È lì che compaiono una figura scolpita sulla facciata, un balcone in ferro battuto, una ghirlanda di pietra, un mosaico che brilla al sole.
I palazzi di Trieste raccontano molto più dell’evoluzione dell’architettura. Raccontano di mercanti e armatori, di famiglie arrivate da lontano, dell’Impero asburgico, dei rapporti con Vienna e di una città italiana che conserva ancora un’anima profondamente mitteleuropea.
Liberty, Neoclassicismo ed Eclettismo finiscono così per essere capitoli diversi della stessa storia.
Per questo il modo migliore per scoprirli rimane quello più semplice: camminare lentamente per Trieste, possibilmente senza una meta troppo precisa.
E ricordarsi, ogni tanto, di tenere il naso all’insù.
