Il Lago d’Orta è uno dei laghi più piccoli dell’Italia settentrionale: misura appena una dozzina di chilometri da nord a sud e per compiere il giro completo in automobile bastano all’incirca una quarantina di chilometri. Una dimensione quasi sorprendente se si arriva, come era capitato a noi, dal vicino e più vasto Lago Maggiore.
Ed è proprio questa dimensione raccolta a renderlo speciale. Qui non servono grandi spostamenti: in poco tempo si passa da una sponda all’altra, da un borgo a un santuario, da una passeggiata sull’acqua a un punto panoramico. Volendo, si potrebbe vedere molto in una sola giornata, ma sarebbe un peccato avere fretta.
Il paesaggio cambia continuamente pur restando sempre familiare. Al centro compare l’Isola di San Giulio, minuscola e inconfondibile, mentre tutt’intorno le montagne sembrano proteggere il lago e separarlo dal territorio circostante.
La sponda orientale è dominata da Orta San Giulio, il borgo più conosciuto e inevitabilmente più frequentato; basta però spostarsi di pochi chilometri per raggiungere luoghi completamente diversi. C’è Legro, con le case trasformate in una piccola galleria d’arte all’aperto; più a nord Omegna, dove il lago termina e nasce il torrente Nigoglia; sulla sponda opposta Pella, tranquilla e affacciata proprio sull’isola, e il minuscolo Brolo, conosciuto come il paese dei gatti.
E poi ci sono i panorami dall’alto. Quello del Sacro Monte di Orta, alle spalle del borgo, e quello ancora più ampio della Madonna del Sasso, costruita su uno sperone roccioso della sponda occidentale.
Insomma, il Lago d’Orta è abbastanza piccolo da poter essere percorso interamente, ma abbastanza vario da meritare almeno un paio di giorni.
Orta San Giulio, il borgo più bello del lago
È difficile immaginare il Lago d’Orta senza Orta San Giulio. Il borgo scende dolcemente verso l’acqua attraverso vicoli stretti, scalinate e antichi palazzi, fino ad arrivare a Piazza Motta, il piccolo salotto affacciato sul lago.
È qui che Orta mostra la sua immagine più conosciuta: i portici, i caffè, gli edifici dalle facciate colorate e, appena oltre l’acqua, l’Isola di San Giulio. Le barche partono continuamente dalla piazza e in pochi minuti raggiungono l’isola, così vicina da sembrare quasi un prolungamento del borgo.
Al centro della piazza si trova il Palazzotto della Comunità, costruito alla fine del Cinquecento e riconoscibile per il porticato al piano terreno e gli affreschi che decorano la facciata. Da qui parte la Salita della Motta, fiancheggiata da palazzi storici e case signorili, che conduce verso la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta.
Ma Orta è soprattutto un luogo da percorrere senza un itinerario troppo preciso. Vale la pena lasciare Piazza Motta, infilarsi nelle stradine laterali, raggiungere piccoli scorci sull’acqua e poi tornare sul lungolago.
È uno di quei borghi talmente armoniosi da rischiare di oscurare tutto ciò che lo circonda: una sorta di Castle Combe piemontese, se mi concedete il paragone. E proprio come accade con il celebre villaggio inglese, il consiglio è di non fermarsi alla sua immagine da cartolina.
Perché sopra Orta ci aspetta il Sacro Monte e davanti a noi c’è già un battello pronto a portarci sull’Isola di San Giulio.
A un’estremità della piazza non passa inosservato il grande Albergo Orta, storico hotel affacciato direttamente sul lago. Ospitato in un palazzo di origine seicentesca e trasformato in albergo nell’Ottocento, è chiuso dal 2008 e attende ancora una nuova destinazione. Una presenza un po’ malinconica in uno degli angoli più belli del borgo.
Il Sacro Monte di Orta
Alle spalle del centro storico, immerso nel verde della collina che domina il lago, si trova il Sacro Monte di Orta, uno dei nove Sacri Monti di Piemonte e Lombardia riconosciuti dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità.
La sua costruzione iniziò alla fine del Cinquecento e, a differenza di altri complessi devozionali dedicati alla vita di Cristo o della Vergine, quello di Orta racconta attraverso le sue cappelle la vita di San Francesco d’Assisi.
Il percorso si snoda nel bosco tra una ventina di cappelle, costruite e decorate nel corso di quasi due secoli con affreschi e gruppi di statue in terracotta. Ma anche per chi non volesse percorrerlo interamente, vale la pena salire fin quassù.
Tra gli alberi si aprono infatti splendidi scorci sul lago, sui tetti di Orta e soprattutto sull’Isola di San Giulio, che da questa prospettiva appare ancora più piccola e vicina.
È anche un piacevole contrasto con Piazza Motta: bastano pochi minuti per lasciare alle spalle il borgo più frequentato e ritrovarsi tra sentieri, cappelle e silenzio.
L’Isola di San Giulio
Da Piazza Motta bastano pochi minuti di navigazione per raggiungere l’Isola di San Giulio, l’unica isola del Lago d’Orta e una presenza quasi costante nel paesaggio.
È minuscola: lunga appena qualche centinaio di metri, si percorre tranquillamente a piedi seguendo l’unica strada che gira intorno all’isola. Eppure racchiude una storia antichissima.
Secondo la tradizione, San Giulio raggiunse l’isola nel IV secolo e vi fondò la sua centesima e ultima chiesa. Oggi al centro dell’abitato sorge la Basilica di San Giulio, edificio di origine romanica più volte modificato nel corso dei secoli, che conserva affreschi, sculture e un prezioso ambone medievale in serpentino.
Una volta usciti dalla basilica si può seguire la cosiddetta Via del Silenzio e della Meditazione, il breve percorso che gira intorno all’isola. Sui muri compaiono frasi dedicate al silenzio, all’ascolto e alla riflessione; percorrendola nel senso opposto diventa invece la Via della Meditazione.
Gran parte dell’isola è occupata dall’Abbazia Mater Ecclesiae, monastero benedettino di clausura, e proprio questa presenza contribuisce alla particolare atmosfera del luogo. Non ci sono molte “cose da vedere”: ci sono antiche case, piccoli giardini intravisti dietro i cancelli, qualche scorcio sul lago e soprattutto una tranquillità che contrasta con l’animazione di Orta San Giulio, distante appena poche centinaia di metri.
È probabilmente proprio questa semplicità a renderla una tappa indispensabile.
Villa Crespi, impossibile non notarla
Arrivando a Orta San Giulio c’è un edificio che difficilmente passa inosservato.
Villa Crespi, con la sua alta torre e le decorazioni di ispirazione moresca, sembra appartenere a un luogo completamente diverso dal paesaggio piemontese che la circonda.
Fu costruita alla fine dell’Ottocento per volontà dell’imprenditore tessile Cristoforo Benigno Crespi, affascinato dall’architettura e dalle atmosfere del Medio Oriente. Oggi ospita un hotel e il celebre ristorante di Antonino Cannavacciuolo.
Naturalmente Villa Crespi può essere una destinazione nella destinazione per chi desidera organizzare un soggiorno gastronomico sul Lago d’Orta, da programmare con il dovuto anticipo. Ma anche senza varcarne la soglia, passando lungo la strada che conduce a Orta è praticamente impossibile non buttare almeno un occhio alla sua singolare architettura. Immaginate cosa vi aspetta al suo interno, aldilà della straordinaria cucina.
Legro, il paese dipinto
A pochissima distanza da Orta, Legro, frazione del comune di Orta San Giulio, cambia completamente registro.
È conosciuto come il “paese dipinto” per i numerosi murales che decorano le facciate delle case. Il progetto, nato alla fine degli anni Novanta, ha trasformato le vie del borgo in una piccola galleria all’aperto.
La particolarità è soprattutto il soggetto delle opere: molti dipinti sono ispirati a film e produzioni televisive girati sul Lago d’Orta o ambientati nel territorio, mentre altri richiamano scrittori e racconti legati a questi luoghi.
Vale la pena passeggiare senza cercare necessariamente ogni singolo murale, lasciando che siano le facciate a comparire lungo il percorso.
Dopo l’eleganza di Orta e il silenzio dell’isola, Legro aggiunge così al viaggio qualcosa di completamente diverso e decisamente inaspettato.
Omegna, dove il lago cambia carattere
L’atmosfera qui è diversa. Omegna non possiede l’aspetto perfetto e raccolto di Orta San Giulio: è una cittadina vera, vissuta, cresciuta tra il lago e una lunga tradizione industriale.
Il centro si sviluppa attorno alla parte settentrionale del bacino, dove nasce il Nigoglia, un corso d’acqua piuttosto curioso perché scorre verso nord, in direzione opposta rispetto a molti altri emissari dei laghi alpini.
Omegna è inoltre la città natale di Gianni Rodari, e il legame con lo scrittore è ancora molto presente. Per chi viaggia con bambini — ma non soltanto — diventa un piccolo filo narrativo da seguire passeggiando per la città.
Il lungolago, le piazze del centro e i ponti sul Nigoglia meritano una sosta prima di continuare il giro. Omegna serve anche a ricordarci che il Lago d’Orta non è soltanto la sua immagine romantica: per secoli queste acque hanno fatto da sfondo alla vita quotidiana e al lavoro delle comunità che abitavano le sue sponde.
Brolo, il paese dei gatti
Ed eccoci a una delle deviazioni più curiose del viaggio.
Brolo, piccola frazione di Nonio, è conosciuto come il paese dei gatti.
L’origine del soprannome è legata a una vecchia storia locale secondo la quale gli abitanti di Brolo, desiderosi di ottenere una propria parrocchia, furono derisi dagli abitanti di un paese vicino: avrebbero avuto una parrocchia autonoma soltanto quando un gatto avesse raggiunto la cima del campanile.
La risposta, secondo il racconto, fu semplice: sul campanile comparve un gatto.
Oggi felini dipinti, sagome, decorazioni e piccoli richiami disseminati tra le case ricordano quella storia e sono diventati il simbolo del borgo.
Brolo richiede poco tempo, ma è proprio il genere di posto che mi piace incontrare durante un viaggio: non una destinazione monumentale, ma una piccola storia locale che altrimenti rischierebbe di passare inosservata.
Pella, Orta vista dall’altra parte
Dopo tanta sponda orientale, arrivare a Pella significa finalmente cambiare punto di vista.
Il piccolo centro si trova proprio di fronte a Orta San Giulio e offre una delle prospettive più belle sull’Isola di San Giulio, che da questa parte appare con Orta e le montagne sullo sfondo.
Pella è molto più tranquilla della celebre dirimpettaia. Il lungolago invita semplicemente a camminare, fermarsi su una panchina e guardare l’acqua; dal piccolo imbarcadero partono inoltre collegamenti verso l’isola e Orta.
Ed è forse proprio questo il motivo per cui vale la pena arrivare fin qui: dopo aver camminato dentro la cartolina, possiamo finalmente osservarla dall’altra parte del lago.
Madonna del Sasso, il lago visto dall’alto
Il Santuario della Madonna del Sasso sorge su uno sperone di granito a quasi 640 metri di altitudine, sopra la sponda occidentale. Il grande piazzale davanti alla chiesa sembra quasi sospeso nel vuoto e permette allo sguardo di abbracciare buona parte del lago.
Da quassù si distinguono l’Isola di San Giulio, Orta, Pella e le montagne che racchiudono il bacino. Dopo aver seguito le sue sponde, attraversato l’acqua e cambiato più volte prospettiva, è il luogo perfetto per osservare finalmente il Lago d’Orta nel suo insieme.
E sì, dopo Santa Caterina del Sasso e il Sasso del Ferro sul Lago Maggiore, anche il Lago d’Orta possiede inevitabilmente il suo sasso.
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