Ci sono film che scegliamo per la storia, altri per gli attori, altri ancora perché qualcuno ce li ha consigliati. Io parto quasi sempre da un’altra domanda: dove è ambientato?
È una mia abitudine da sempre. Scelgo film e serie anche — e spesso soprattutto — per i luoghi in cui sono ambientati. Una scogliera della Bretagna, un villaggio della Normandia, una strada di Parigi o una distesa di vigneti della Borgogna possono bastare per convincermi a iniziare una storia della quale, magari, so ancora pochissimo.
Non è soltanto curiosità cinematografica. Mi piace riconoscere luoghi nei quali sono già stata e scoprirne altri attraverso lo schermo; qualche volta è stato proprio un film a farmi venire voglia di partire.
Perché il cinema ha questo potere: a volte racconta semplicemente una storia in un luogo, altre riesce a trasformare quel luogo in uno dei protagonisti.
E la Francia, da questo punto di vista, offre materiale quasi inesauribile. E non servono necessariamente monumenti o attrazioni famose: a volte sono una casa, un giardino, una strada di paese o un paesaggio intravisto sullo sfondo a raccontare meglio l’essenza di un luogo.
Parigi, naturalmente
Era inevitabile cominciare da qui. Poche città sono state raccontate dal cinema quanto Parigi e, probabilmente, poche riescono a cambiare così tanto volto a seconda di chi le guarda.
Il favoloso mondo di Amélie
Se esiste un film capace di trasformare un quartiere in un luogo dell’immaginario, è probabilmente Il favoloso mondo di Amélie.
La Parigi di Jean-Pierre Jeunet è soprattutto Montmartre: le strade attorno ad Abbesses, il Sacré-Cœur, rue des Trois-Frères e naturalmente il Café des Deux Moulins, dove lavora Amélie. Ma il film si sposta anche lungo il Canal Saint-Martin, sul Pont des Arts e in rue Mouffetard.
È una Parigi volutamente trasformata dal cinema, più luminosa, colorata e romantica di quella reale. Eppure, passeggiando per Montmartre, è ancora facilissimo cercarla.
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Midnight in Paris
Woody Allen racconta invece una Parigi nostalgica, quella che sembra appartenere contemporaneamente al presente e a tutte le epoche che l’hanno resa leggendaria.
Midnight in Paris attraversa Saint-Germain-des-Prés, le rive della Senna, Montmartre e alcuni dei luoghi più riconoscibili della capitale, ma si concede anche qualche uscita: Versailles e Giverny, con la casa e i giardini di Monet.
Qui Parigi non è soltanto bella. È soprattutto la città nella quale sembra ancora possibile incontrare, dietro l’angolo, scrittori e artisti di un’altra epoca.
Chiami il mio agente!
Molto diversa è la Parigi di Chiami il mio agente!, la serie francese ambientata nel mondo di un’agenzia di attori.
Meno cartolina e più quotidiana, è una città fatta di uffici, ristoranti, teatri, appartamenti e incontri legati al mondo del cinema. Ed è proprio questa normalità a renderla interessante: Parigi vista dai francesi, e non costruita attraverso lo sguardo del visitatore.
Emily in Paris
All’estremo opposto c’è Emily in Paris: colorata, patinata, romantica e spesso volutamente esagerata.
Place de l’Estrapade, il Palais-Royal, il Pont Alexandre III, l’Opéra Garnier sono solo alcuni dei luoghi diventati immediatamente riconoscibili attraverso la serie. Con il passare delle stagioni Emily si è spinta anche oltre la capitale, arrivando fino a Versailles e Giverny.
Non è necessariamente la Parigi più autentica. Ma è certamente una delle più fotogeniche.
Lupin, da Parigi alle falesie di Étretat
Con Lupin cambiamo ancora atmosfera.
La serie utilizza magnificamente la Parigi monumentale, a cominciare dal Louvre, ma il viaggio che ci interessa porta soprattutto fuori dalla capitale, verso la Normandia.
E precisamente a Étretat.
Non è una deviazione casuale: Maurice Leblanc, creatore di Arsène Lupin, era normanno e ambientò proprio a Étretat uno dei suoi romanzi più celebri, L’Aiguille creuse. Le falesie e la spettacolare Aiguille diventano così il punto d’incontro tra il personaggio letterario e la sua reinterpretazione contemporanea.
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Normandia: la campagna di Gemma Bovery
Se Lupin ci porta sulla costa, Gemma Bovery ci conduce invece nella campagna normanna.
Il film di Anne Fontaine, liberamente ispirato alla graphic novel di Posy Simmonds, è stato girato in buona parte a Lyons-la-Forêt, uno di quei villaggi normanni che sembrano fatti apposta per il cinema, tra case a graticcio, mercati coperti e campagne verdissime.
Compaiono anche Rouen e altri luoghi della regione, ma è soprattutto l’atmosfera rurale a restare impressa.
E forse è proprio questo uno dei casi in cui la location conta quasi quanto la storia: guardando Gemma Bovery viene voglia di partire per la Normandia prima ancora di sapere come finiranno le complicate vicende dei protagonisti.
Bretagna: gialli, porti e scogliere
Se c’è una regione francese che sembra nata per i gialli televisivi è probabilmente la Bretagna.
Cieli mutevoli, fari, scogliere, piccoli porti, ville isolate e quell’Atlantico che riesce a essere magnifico e inquietante nello stesso momento.
Il commissario Dupin
Tra le serie più interessanti per scoprire il territorio c’è sicuramente Il commissario Dupin.
Il suo punto di riferimento è Concarneau, con la Ville Close e il porto, ma nel corso degli episodi compaiono Pont-Aven, le isole Glénan, Douarnenez, l’Île de Sein, Port-Manec’h e diversi altri luoghi della costa.
La Bretagna non serve semplicemente da sfondo alle indagini: è parte dell’identità stessa della serie.
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La scogliera dei misteri e Un’estate in Bretagna
La scogliera dei misteri ci porta invece tra Quiberon, Vannes, Carnac e Auray, mescolando ancora una volta mistero e paesaggio.
Più leggero è Un’estate in Bretagna, che utilizza la costa e i paesaggi bretoni per una storia decisamente diversa.
Sono tre modi di raccontare la stessa regione, ma il risultato è simile: alla fine viene voglia di prendere una macchina e seguire la costa.
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Alsazia: indagini tra Strasburgo e villaggi
Anche l’Alsazia sembra avere una particolare predisposizione per il giallo.
In Delitto in Alsazia Strasburgo e i dintorni diventano il teatro dell’indagine, mentre César Wagner è ormai strettamente legato alla città.
Qui l’interesse per me è soprattutto visivo: Strasburgo, le case a graticcio, i canali, i villaggi e quella Francia che, avvicinandosi al confine tedesco, cambia lentamente carattere.
Per chi conosce già l’Alsazia, riconoscere i luoghi è parte del divertimento. Per chi non c’è mai stato, potrebbe essere un ottimo modo per cominciare a desiderarla.
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Dordogna e Périgord: la Francia dei borghi di pietra
Poi c’è una Francia ancora diversa, fatta di pietra dorata, castelli, fiumi e piccoli centri.
Alcuni episodi di Capitaine Marleau sono stati girati in Dordogna, toccando luoghi splendidi come Périgueux, Beynac, Monpazier e Domme.
Meurtres en Périgord vert ci porta invece più a nord, nel Périgord Vert, tra località come Nontron e Tourtoirac.
È forse una delle zone meno immediatamente riconoscibili per chi non conosce bene la Francia, ma proprio per questo può diventare una delle sorprese dell’articolo.
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Un’estate in Borgogna: tra vigne, vendemmie e domaines
Con Un’estate in Borgogna cambiamo completamente ritmo.
Qui non si viaggia davvero da un borgo all’altro. La storia rimane legata alla tenuta di famiglia, alle vigne e al lavoro del vino, seguendo anche il passaggio delle stagioni.
Le riprese sono state realizzate nel cuore della Borgogna vinicola, utilizzando vigne e proprietà tra Meursault, Chassagne-Montrachet e Puligny-Montrachet, lungo quella Côte de Beaune che per chi ama il vino non ha bisogno di molte presentazioni.
Ed è proprio questo il fascino del film: non mostra la Borgogna come una successione di attrazioni turistiche, ma permette di entrare per qualche ora nella vita di un domaine.
Per gli appassionati di vino, probabilmente, bastano i filari.
E se dopo averli visti viene voglia di partire, il viaggio può continuare attraverso borghi, cantine e vigneti lungo la Route des Grands Crus.
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Provenza: Un’ottima annata
Se dovessi scegliere un film capace di vendere un viaggio in Provenza senza bisogno di un dépliant turistico, Un’ottima annata sarebbe certamente tra i primi.
La tenuta provenzale ereditata dal protagonista è il Château La Canorgue, nei pressi di Bonnieux, mentre il film utilizza diversi luoghi del Luberon, tra cui Gordes e Cucuron.
Vigne, pietra chiara, piazze ombreggiate, luce calda e ritmi decisamente meno londinesi: la Provenza del film è quasi irresistibile.
E poco importa che sia idealizzata. A volte il cinema serve esattamente a questo.
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Cap Ferret e Piccole bugie tra amici
Ci sono film che finiscono per legarsi indissolubilmente a un luogo. Piccole bugie tra amici è uno di questi.
Il luogo è Cap Ferret, sul Bassin d’Arcachon.
La casa delle vacanze, le spiagge, le biciclette, le ostriche, le giornate trascorse insieme: Guillaume Canet racconta un gruppo di amici, ma nel frattempo racconta anche quel particolare mondo sospeso tra oceano e bacino.
È una Francia molto diversa dalla vicina Bordeaux e ancora diversa dalla costa atlantica più turistica.
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Marsiglia: una città che non fa da comparsa
Marseille non potrebbe essere ambientata altrove.
Il Vieux-Port, il Mediterraneo, le colline e i quartieri della città costruiscono buona parte dell’identità della serie. Marsiglia non è sempre accomodante, non è la Francia elegante né quella da cartolina, ma cinematograficamente possiede un carattere enorme.
Ed è proprio questo a renderla interessante.
Riviera: la Costa Azzurra più glamour
Con Riviera cambiamo nuovamente registro.
Ville spettacolari, yacht, denaro, arte e intrighi fanno da sfondo a una Costa Azzurra decisamente più glamour.
La serie utilizza location tra Nizza, la Côte d’Azur e Monaco, mentre la sontuosa Villa Carmella contribuisce a creare quel mondo apparentemente perfetto dietro al quale, naturalmente, niente è davvero perfetto.
Qui il paesaggio mediterraneo non è discreto: deve essere spettacolare. E lo è.
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I castelli della Loira nella Favorita del re
Per raccontare la Francia attraverso il cinema non potevano mancare i castelli.
La favorita del re – Diane de Poitiers, con Isabelle Adjani, ci porta nel Rinascimento francese e utilizza alcune location straordinarie, tra cui Chambord, Blois e Chenonceau.
In questo caso il cinema diventa quasi una macchina del tempo: gli stessi castelli che oggi attraversiamo insieme a centinaia di visitatori tornano a essere residenze reali, luoghi di potere, intrighi e passioni.
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Belle & Sébastien: finalmente le Alpi
La Francia cinematografica non è soltanto città, vigneti e coste.
Belle & Sébastien ci porta sulle Alpi francesi, soprattutto nell’Haute-Maurienne-Vanoise, tra Bonneval-sur-Arc e Bessans.
Montagne, neve, pascoli e piccoli villaggi alpini occupano lo schermo con tale forza che la storia sembra quasi nascere direttamente dal paesaggio.
È un titolo che terrei proprio per questo: ci permette di mostrare un volto della Francia completamente diverso da tutti gli altri.
La Francia monumentale dei Tre Moschettieri
Con I Tre Moschettieri: D’Artagnan e Milady non siamo più dentro una singola regione.
Le due produzioni hanno utilizzato alcuni dei più spettacolari monumenti e castelli francesi: Fontainebleau, Chantilly, Pierrefonds, ma anche Saint-Malo e il magnifico Fort-la-Latte in Bretagna.
Più che una singola location, è un viaggio attraverso la Francia storica.
E forse è proprio questa la ragione migliore per inserirli: dimostrano quanto il patrimonio reale francese possa ancora diventare un gigantesco set cinematografico senza bisogno di costruirne uno.
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French Kiss: attraversare la Francia per innamorarsi
French Kiss appartiene invece a un’altra categoria: quella dei film in cui è il viaggio stesso a interessarci.
Si parte da Parigi e ci si sposta progressivamente verso sud, passando attraverso la Francia fino alla Provenza e alla Costa Azzurra. Le riprese hanno coinvolto Parigi, il Vaucluse, Valbonne e Cannes, con anche il mondo del vino a entrare nella storia.
È uno di quei film che fanno venire voglia di viaggiare in treno, scendere prima del previsto e vedere cosa succede.
Possibilmente senza perdere i bagagli.
Parigi può attendere: la Francia vista dalla strada
E alla fine torniamo a Parigi. Ma ci arriviamo lentamente.
In Parigi può attendere, Diane Lane parte da Cannes e attraversa la Francia in automobile con un francese che trasforma quello che dovrebbe essere un semplice trasferimento in un viaggio fatto di deviazioni, paesaggi, cibo, vino e soste.
Lungo la strada compaiono la Sainte-Victoire, il Pont du Gard, Vienne, Lione e Vézelay, prima dell’arrivo nella capitale.
Forse è il film giusto con cui concludere questo viaggio cinematografico.
Perché, in fondo, racconta una delle cose che amo di più del viaggiare: la destinazione conta, ma non necessariamente più della strada che scegliamo per raggiungerla.
E la Francia è uno di quei Paesi nei quali prendere la strada più lunga, ogni tanto, è davvero una buona idea.
