Sofia è stata una sorpresa. Una di quelle città europee che si scelgono forse senza aspettarsi troppo e che, una volta sul posto, si rivelano molto più interessanti del previsto. Soprattutto d’inverno, quando fa freddo e si cerca spesso riparo dentro locali e ristoranti.
Sofia non mi è sembrata una città elegante, né particolarmente armoniosa. È piuttosto una città curiosa, fatta di contrasti, dove basta girare un angolo perché il paesaggio urbano cambi completamente.
Una città irregolare, a tratti bella, che forse proprio per questo riesce a sorprendere. Sofia mescola epoche e culture con una naturalezza quasi disarmante. Resti romani affiorano nel cuore della città accanto a chiese ortodosse, edifici neoclassici, testimonianze del periodo socialista e viali contemporanei. E sullo sfondo, nelle giornate limpide, compare il profilo del monte Vitoša.
Non è Vienna, non è Praga e non cerca nemmeno di esserlo. Sofia rimane una meta relativamente poco scontata per qualche giorno in Europa e conserva anche un buon rapporto qualità-prezzo, soprattutto per quanto riguarda gli alberghi.
Ma sarebbe riduttivo sceglierla soltanto perché conveniente: merita soprattutto per la sua storia, le sue contraddizioni e quell’insieme un po’ disordinato di Oriente e Occidente che la rende diversa dalle altre capitali europee.
Cosa vedere a Sofia: cominciate semplicemente a camminare
Il centro di Sofia è raccolto e gran parte dei luoghi più interessanti si raggiunge tranquillamente a piedi. Ed è proprio camminando che la città comincia a raccontarsi.
Non aspettatevi un centro storico compatto e perfettamente conservato. La bellezza di Sofia è frammentata. Bisogna cercarla nelle piazze, nei giardini, nelle facciate di inizio Novecento, nelle chiese che compaiono quasi improvvisamente tra edifici molto più moderni.
Ed è qui che si nota anche uno degli aspetti che più mi aveva colpito: splendidi edifici storici convivono con palazzi severi e facciate talvolta decisamente trascurate, mentre al piano strada si scoprono ristoranti, locali e bellissimi negozi di arredamento e design. A volte basta alzare gli occhi da una bella vetrina per avere l’impressione di trovarsi improvvisamente in un’altra città.
Sono trascorsi alcuni anni dalla mia visita e Sofia mi era sembrata già allora una città in continua evoluzione: oggi alcune di quelle facciate potrebbero naturalmente avere un aspetto completamente diverso.
E soprattutto bisogna guardare anche sotto i propri piedi.
Sofia sorge infatti sull’antica Serdica, importante città romana, e i suoi resti continuano ad affiorare nel pieno centro della capitale. È questa sovrapposizione continua di epoche a renderla tanto particolare.
Il punto di partenza quasi inevitabile è la Cattedrale di Aleksandr Nevskij, simbolo della città e uno degli edifici ortodossi più imponenti dei Balcani. Le grandi cupole dorate dominano la piazza e cambiano continuamente colore con la luce. L’interno, molto più scuro e solenne, crea un contrasto quasi sorprendente con la luminosità dell’esterno.
Poco distante si trova la ben più austera Basilica di Santa Sofia, una delle chiese più antiche della capitale e l’edificio dal quale la città ha preso il proprio nome. Nel sottosuolo si conservano tombe, mosaici e resti delle precedenti costruzioni sorte in questo luogo.
Continuando a camminare si incontra anche la piccola Chiesa Russa di San Nicola, con le cupole dorate e quell’aria vagamente fiabesca che la rende impossibile da non fotografare.
È una zona in cui vale la pena procedere senza troppa fretta. Accanto ai grandi monumenti ci sono giardini, palazzi istituzionali e alcune delle architetture più eleganti della città.
Tra queste spicca il Teatro Nazionale Ivan Vazov, affacciato sul City Garden. Costruito all’inizio del Novecento, con la sua facciata neoclassica, le colonne e le decorazioni dorate, racconta perfettamente quella Sofia che guardava alla cultura architettonica mitteleuropea.
Più che correre da un monumento all’altro, fermatevi un po’ nel giardino davanti al teatro. Sofia è anche questo: una capitale che si lascia vivere con una certa tranquillità.


Sotto Sofia c’è un’altra città
Uno degli aspetti che più caratterizzano Sofia è la presenza costante dell’antica Serdica.
La Rotonda di San Giorgio, costruita nel IV secolo, ne è probabilmente l’esempio più affascinante. Piccola, antichissima e quasi nascosta nel cortile interno di edifici molto più recenti, sembra essere sopravvissuta per caso a tutto ciò che le è cresciuto intorno.
È proprio il contrasto a renderla speciale.
La Rotonda si trova infatti nel cortile interno del complesso della Presidenza della Repubblica Bulgara, parte del grande intervento monumentale che ridisegnò il centro di Sofia nel secondo dopoguerra. Circondata dall’architettura austera e imponente degli edifici novecenteschi, questa piccola costruzione romana appare ancora più sorprendente.
All’interno si conservano diversi strati di affreschi realizzati in epoche differenti, tra cui importanti pitture medievali, mentre all’esterno sono ancora visibili resti dell’antica città romana.


Poco più avanti, nell’area di Serdika e del Largo, il rapporto tra passato e presente diventa ancora più evidente. Strade e strutture romane convivono con i grandi edifici monumentali del Novecento e con la metropolitana contemporanea.
Sofia non ha cancellato le proprie epoche precedenti: le ha semplicemente costruite una sopra l’altra.
Ed è curioso pensare che l’imperatore Costantino il Grande fosse talmente legato a Serdica da lasciare alla tradizione la celebre frase Serdica mea Roma est, “Serdica è la mia Roma”.


Tra terme, moschee e mercati
Un’altra zona che racconta bene le diverse anime della città è quella delle antiche Terme Minerali Centrali.
Il magnifico edificio dei primi del Novecento, decorato con maioliche colorate e influenze bizantine, non è più utilizzato come stabilimento termale e ospita oggi il Museo di Storia di Sofia.
L’acqua però continua a sgorgare dalle sorgenti e ancora oggi si vedono abitanti della città riempire bottiglie alle fontane pubbliche.
A poca distanza sorge la Moschea Banya Bashi, costruita durante il periodo ottomano e tuttora utilizzata. Poco più in là si trova invece la grande Sinagoga di Sofia, inaugurata all’inizio del Novecento.
In pochi minuti si passa quindi da una chiesa ortodossa a una moschea e poi a una sinagoga. Non è soltanto una curiosità: è forse uno dei modi più immediati per comprendere la complessità storica di Sofia.
Nella stessa zona si trova anche lo storico Mercato Centrale coperto, inaugurato nel 1911 e oggi profondamente trasformato rispetto al mercato tradizionale del passato. L’edificio merita comunque una visita per l’architettura restaurata e per i resti dell’antica Serdica conservati al suo interno.
Per incontrare invece una Sofia più quotidiana bisogna spostarsi allo Ženski Pazar, il Mercato delle Donne.
Non aspettatevi necessariamente uno dei luoghi più belli della capitale. È colorato, popolare, multiculturale, a tratti caotico. Ed è proprio per questo interessante: tra frutta, verdura, spezie, prodotti locali e piccoli negozi si incontra una città molto diversa da quella delle grandi piazze monumentali.
La Sofia elegante e quella socialista
Prima o poi arriverete su Vitosha Boulevard, la grande passeggiata pedonale della città.
Negozi, locali e ristoranti la rendono una delle zone più animate del centro, ma la cosa che preferisco è un’altra: nelle giornate limpide, guardando verso sud, in fondo alla strada compare il monte Vitoša.
Una montagna alla fine di una delle principali vie dello shopping di una capitale europea non è esattamente una prospettiva comune.
Percorrendo il viale si arriva al Palazzo Nazionale della Cultura, il grande NDK inaugurato nel 1981.
Qui cambia nuovamente tutto.
Dimenticate le cupole dorate, le chiese e le facciate neoclassiche: ci si trova davanti alla monumentalità dell’architettura socialista, con enormi spazi pubblici e un edificio che certamente non definirei grazioso.
Ma Sofia è anche questa.
E credo sarebbe un errore cercare di raccontarla mostrando soltanto la parte più elegante e fotogenica. Sono proprio le sue dissonanze a darle carattere.
Oltre il centro: Boyana e il monte Vitoša
Se avete più di due giorni a disposizione, vale la pena allontanarsi dal centro e raggiungere la Chiesa di Boyana, ai piedi del monte Vitoša.
Piccolissima e apparentemente modesta, conserva straordinari affreschi medievali del XIII secolo ed è Patrimonio Mondiale UNESCO. Gli ingressi sono regolamentati proprio per proteggere le pitture e le dimensioni dell’edificio rendono la visita piuttosto diversa da quella delle grandi chiese monumentali del centro.
E poi c’è Vitoša, la montagna di Sofia.
Non è semplicemente lo sfondo della città: per gli abitanti è un luogo dove passeggiare, fare escursioni e, durante l’inverno, trovare la neve a pochissima distanza dalla capitale.
Per un soggiorno di due giorni probabilmente la lascerei sullo sfondo. Con tre o quattro giorni, soprattutto nella bella stagione, può invece diventare un piacevole complemento alla visita della città.
Quanto tempo dedicare a Sofia
Per conoscere il centro di Sofia due giorni possono essere sufficienti, perché le distanze sono contenute e moltissimo si visita camminando.
Personalmente sceglierei però tre giorni se volete viaggiare con calma, fermarvi nei caffè, visitare qualche museo e raggiungere Boyana o Vitoša.
Non è una città che richiede necessariamente un lungo soggiorno. Ed è proprio questo a renderla perfetta per un breve viaggio europeo.

Una capitale ancora conveniente?
Sofia è cambiata e sarebbe poco credibile continuare a raccontarla utilizzando i prezzi di dieci anni fa.
Rimane però una città con un rapporto qualità-prezzo interessante, soprattutto nell’hôtellerie: è ancora possibile concedersi un albergo elegante e centrale spendendo cifre che in molte capitali dell’Europa occidentale permettono ormai sistemazioni decisamente più modeste.
La ristorazione merita invece un discorso diverso.
La cucina tradizionale bulgara è gustosa, generosa e decisamente sostanziosa. Carne, formaggi, impasti e preparazioni robuste abbondano: da provare certamente, anche se personalmente dopo qualche pasto comincio a desiderare qualcosa di un po’ più leggero.
Fortunatamente Sofia offre anche una ristorazione contemporanea molto interessante, con bistrot, wine bar e ristoranti che lavorano sui prodotti bulgari in maniera più moderna.
I prezzi in questa fascia sono naturalmente più alti rispetto alla cucina tradizionale, ma possono ancora risultare interessanti rispetto a quelli di altre capitali europee.
E poi ci sono i vini bulgari, che meritano assolutamente di essere scoperti.
Cosa e dove mangiare a Sofia
La cucina bulgara è stata una delle piacevoli sorprese del nostro viaggio a Sofia. Ha origini profondamente contadine e risente delle influenze balcaniche, greche e ottomane, con ricette generalmente semplici e un largo utilizzo di verdure, formaggi, yogurt, carne e spezie.
Tra i piatti più conosciuti ci sono la shopska salata, preparata con pomodori, cetrioli, peperoni e formaggio sirene, il tarator, zuppa fredda a base di yogurt e cetrioli, e naturalmente le numerose preparazioni di carne, soprattutto maiale e agnello, alla griglia o in umido. Molto presenti anche zuppe, fagioli, patate e verdure, mentre tra i prodotti più caratteristici merita una menzione lo yogurt bulgaro.
Non voglio trasformare questa parte in un lungo elenco di indirizzi. Posso però dirvi che a Sofia abbiamo mangiato bene praticamente ovunque e la cucina è stata una delle cose che ci hanno maggiormente colpito. Come sempre, le nostre scelte si orientano verso locali curati, nei quali si percepisca una certa ricerca sia nella cucina sia nella proposta dei vini. Anche per una questione professionale.
Un ristorante, però, merita una menzione particolare: Niko’las 0°/360°, dello chef e proprietario Tsvetomir Nikolov. Al momento della nostra visita aveva aperto da poco e ci aveva conquistati per una cucina capace di unire sapori e tradizioni bulgare e balcaniche a tecniche e suggestioni della gastronomia giapponese, con grande attenzione al pesce e ai prodotti di stagione.
Lo sceglierei nuovamente anche oggi, verificando naturalmente che cucina, gestione e livello della proposta siano rimasti gli stessi. Al tempo avevamo speso come in una trattoria italiana mangiando da stella Michelin.
Dove dormire a Sofia
A Sofia il mio consiglio è semplice: scegliete un albergo centrale e muovetevi il più possibile a piedi. Non vedo grandi vantaggi nel risparmiare qualcosa sulla camera per poi spendere la differenza in mezzi pubblici e, soprattutto, perdere tempo negli spostamenti.
Naturalmente dipende anche dal tipo di viaggio. Nello Yorkshire dormire a mezz’ora dalla meta può voler dire attraversare paesaggi magnifici, scoprire un villaggio che non avevate previsto e trasformare anche il tragitto in parte del viaggio. A Sofia, semplicemente, no.
E non siamo neppure a Londra, dove una sistemazione centrale può raggiungere prezzi proibitivi. A Sofia il buon rapporto qualità-prezzo degli alberghi permette ancora di privilegiare la posizione, e io lo farei senza esitazioni.
Informazioni pratiche per visitare Sofia
L’aeroporto è collegato alla città dalla metropolitana e raggiungere il centro è semplice.
Dal 1° gennaio 2026 la Bulgaria ha inoltre adottato l’euro, quindi le vecchie guide che parlano ancora di cambio euro/lev sono ormai superate.
Una volta arrivati in centro, invece, i mezzi pubblici diventano quasi secondari: per conoscere Sofia servono soprattutto un paio di scarpe comode.

Perché andare a Sofia
Sofia probabilmente non è una città che vi farà innamorare al primo sguardo.
Non possiede l’eleganza uniforme di Vienna, la monumentalità di Budapest o quella bellezza immediatamente riconoscibile che rende alcune capitali europee irresistibili già dalla prima passeggiata.
Bisogna concederle un po’ di tempo.
Bisogna camminare, entrare nei cortili, scendere sotto il livello della città contemporanea per incontrare l’antica Serdica, passare da una cattedrale ortodossa a una moschea, osservare gli enormi edifici della Sofia socialista e poi ritrovarsi davanti a un teatro che potrebbe tranquillamente essere a Vienna.
Sofia non è perfetta e forse è proprio questo il suo fascino.
Non sembra costruita per sedurre il visitatore. Va scoperta.
E in un’Europa in cui alcune città finiscono per assomigliarsi sempre di più, non mi sembra affatto un difetto.

